Kaulon e gli scavi

Monasterace non è soltanto mare e sole, le sue origini, avvolte nel mistero, risalgono al tempo degli dei dell’Olimpo.

Il mito racconta di Clete, nutrice di Pentesilea, regina delle amazzoni, che naufragò sulle coste dell’Italia meridionale in cerca del corpo della sua sovrana uccisa da Achille durante la guerra di Troia. Sul luogo in cui approdò, fondò una città governata dalle sue discendenti, tutte sue omonime, e l’ultima Clete partorì Kaulo da cui deriverebbe il nome della città.

La storia ci dice che Kaulon è stata fondata da coloni achei intorno all’ultimo quarto dell’VIII secolo a. C.: non si conosce nulla dei primi secoli di vita della città ma è probabile che il periodo di massima potenza economica e di autonomia risalga al VI secolo a. C. come ci testimoniano gli splendidi stateri d’argento con le figure di Apollo e della cerva.

Nel 389 a. C. il tiranno di Siracusa Dionisio I la conquistò e Kaulon fu annessa territorialmente a Locri. Successivamente vi si stabilirono i Brettii, popolazione italica di stirpe lucana, e nel 205 a. C., in seguito ad una serie di lotte combattute per tutto il III secolo a.C., finì definitivamente sotto il potere dei romani.

TEMPIO KAULONL’identificazione del sito dell’antica Kaulon con Monasterace si deve a Paolo Orsi che agli inizi del ‘900 condusse delle di campagne di scavi che portarono alla luce resti della cinta muraria, del Tempio dorico e di un altro centro cultuale le cui testimonianze sono conservate all’interno del Museo archeologico insieme ad altri reperti (ceramiche, corredi funerari, teste femminili, monili e oggetti in bronzo).

il drago di monastrace 2Negli anni ’60 fu rinvenuta la Casa del Drago il cui nome deriva dal mosaico, tra i più antichi della Calabria, raffigurante un drago marino col dorso coperto di aculei e la coda di pesce, fonte di ispirazione per il murale dell’artista Luigi Gallo realizzato nel 2012 su una parete del porto di Bahia Blanca in Argentina.

A partire dagli anni ‘80 sono state condotte, in maniera sistematica, diverse campagne di scavo grazie alla collaborazione con il CNRS francese, il Centre Jean Bérard di Napoli, l’École Française e l’ École Belge di Roma e più di recente grazie all’aiuto della Scuola Normale di Pisa, dell’Università di Firenze, di Cosenza e di Reggio Calabria.
il delfinoLe ultime ricerche hanno portato alla luce altre meraviglie nascoste: nell’area della Casa matta è stato rinvenuto un pavimento a mosaico, tra i più grandi della Magna Grecia, raffigurante delfini e draghi, databile tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a. C., probabilmente facente parte di una sala termale.

I fondali cristallini antistanti il parco archeologico conservano un patrimonio sommerso di immenso valore: blocchi di marmo grezzi di cava, blocchi semilavorati e rocchi di colonna finemente decorati aspettano ormai da tempo immemore di essere riportati sulla terra ferma a ricordare la prosperosa Kaulon.

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