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Il Mercato della Badìa

Il “Mercato della Badìa” si svolge fra le caratteristiche viuzze del centro storico di Bivongi illuminate dalle lanterne ad olio. Lungo il percorso s’incontrano esposizioni di prodotti tipici dell’eno-gastronomia locale da degustare, esposizioni di artigianato, ricostruzioni di antiche botteghe, musica etnica, animatori e tante altre curiosità, in un crogiolo di ordinatissima allegria che trasforma Bivongi in un museo vivente. mercato badia

Celebrando i prodotti dell’artigianato e promuovendo quelli tipici dell’antica cucina locale, il Mercato della Badìa offre ai visitatori la possibilità di assaggiare piatti preparati seguendo ricette antichissime, tramandate nel corso dei secoli.

Lo storico mercato trae le sue origini già dal 1400 all’epoca in cui i casali di Bingi e Bibungi, ubicati sul lato sinistro del fiume Stilaro, diroccati nella zona del convento dei SS. Apostoli (sec. XI), scompaiono perché assorbiti da Bivongi, sorto sulla sponda destra dello Stilaro e del torrente Melodare.

Tutto avviene sotto lo stimolo della Certosa di Serra San Bruno dalla quale Bivongi, e i monaci del convento dei SS. Apostoli dipendevano. Dalla Certosa, giungevano una volta l’anno, alcuni monaci, quasi sempre, nel mese d’agosto quando era facile attraversare la strada della montagna, denominata Via Grande e che, ancor oggi, collega Bivongi e Serra San Bruno.

Restavano pochi giorni nella casa dell’abate, proprio nel rione Batìa, nel cuore del centro storico e nel corso della loro breve permanenza, ascoltavano i cittadini di fiducia e istituivano una specie di tribunale per redimere i contenziosi sorti tra i bivongesi nel corso dell’anno e raccoglievano le spettanze della Certosa sulla produzione agricola, specie il vino e l’olio che i monaci del convento dei SS. Apostoli producevano in abbondanza.

Proprio in occasione della presenza dei certosini i Bivongesi, intorno all’anno 1450, chiesero di poter ricordare il trasferimento di “Bingi et Bibungi” a Bivongi con una grande festa, dando vita nel centro storico, dove risiedeva l’abate, al mercato dell’artigianato locale.

badìaIn bella mostra i prodotti più rinomati come il vino, l’olio, il miele, i formaggi, i salumi e altro e quanto creato dalle maestranze locali nell’arte del ferro, del legno, del granito e del baco di seta. Prese corpo, così, quello che fu battezzato il “Mercato da Batìa”.

La variante moderna, giunta nel 2014 alla sua 21esima edizione, vede il mercatino ribattezzato “Mercato della Badìa” (e non più Batìa), snodarsi lungo tutto il centro storico, ben addobbato con lanterne, punti ristoro, esposizione di prodotti gastronomici e artigianali, la partecipazione di artisti di strada e le orchestrine di una volta. Inoltre i figuranti vestiti con i costumi tradizionali del paese, impersonati da bivongesi, integrati tra migliaia di turisti che ogni anno visitano il mercato.

Quest’anno l’appuntamento con il Mercato della Badìa è per le serate del 17 e del 18 agosto.

 

 

sagravino

Sagra del Vino di Bivongi

sagravinoOgni anno, il 13 agosto, Bivongi, il piccolo comune che dà il suo nome al vino D.O.C. che si produce nella vallata dello Stilaro, ospita in Piazza del Popolo la Sagra del Vino.

La possibilità di degustare l’unica D.O.C. “da pasto” della provincia di Reggio Calabria (l’altra D.O.C. è quella del Greco di Bianco, un vino da dessert ottenuto da uve appassite su graticci) e tanti piatti tipici della gastronomia locale ne fanno una delle sagre più attese della Calabria ionica.

Da oltre 25 anni rappresenta un appuntamento immancabile per i cultori dell’enogastronomia locale, che non perdono l’occasione di assaporare, in compagnia e al ritmo di musica popolare, piatti della cucina tipica come la pasta fatta in casa, le zeppole, parmigiane e polpette di melanzane, salumi e formaggi piccanti, olive preparate in tutti i modi e verdure di campo preparate in diversi modi (sole o con legumi). Il tutto immancabilmente innaffiato dal vino della Cantina sociale di Bivongi.

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Cascate del Marmarico

Con un salto di 114 metri, le Cascate del Marmarico sono le più alte dell’Appennino Meridionale e tra le più alte in Italia. Situate nell’alto corso della fiumara Stilaro le cascate rappresentano il primo vagito del vallone Folea che passando per anguste forre si incontra con il torrente Ruggiero e dà origine allo Stilaro. Il nome Marmarico ha origini dialettali e significa “lento” o “pesante”, e probabilmente lo si deve all’effetto che compie l’acqua scendendo da questo lungo salto che la fa sembrare quasi immobile.

Per raggiungerle bisogna percorrere un sentiero sterrato che dall’abitato di Bivongi si inerpica su per le montagne circostanti, alle spalle del Monte Consolino, sino ad un ponticello che consente di oltrepassare l’orrido del vallone e porta dall’altro lato del torrente. La strada prosegue per boschi e costeggia il corso del fiume per circa 15 minuti. L’acqua scorre saltando su pietre e rocce, preludio di quello che si riuscirà a vedere alla fine del sentiero, quando la cascata apparirà improvvisamente alla vista del visitatore, in tutta la sua bellezza e maestosità.

Raggiunto il laghetto più grande della cascata, dove è possibile fare il bagno, si può scegliere di proseguire per un breve sentiero che si inerpica ancora più su fino alla seconda balza, dalla quale si può ammirare il primo tratto di cascata, quello superiore, in tutta la sua interezza e osservare dall’alto il salto verso il bacino inferiore. Arrampicandosi per un brevissimo tratto è possibile accedere ad un’ulteriore balza collocata ancora più in alto.

Un altro modo per raggiungere le cascate del Marmarico è percorrendo un bel sentiero a piedi che parte da Ferdinandea e ridiscende lungo il vallone Folea, lungo il quale di possono ammirare in tutta la loro maestosità.

I periodi in cui appaiono più spettacolari sono senza dubbio la primavera e l’autunno, quando la portata d’acqua è maggiore e quando le fioriture stagionali colorano del giallo della ginestra e del rosa dei ciclamini il percorso che si inerpica fino ai piedi della cascata e la natura appare più rigogliosa che mai.

Dal settembre 2011 le Cascate del Marmarico fanno parte delle “meraviglie italiane” dopo essere state inserite nell’omonimo programma di carattere turistico-culturale elaborato del Forum Nazionale dei Giovani in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.


 

Bagni di Guida

Bagni di Guida e Albergo Acque Sante

Bagni di GuidaUn tempo noto come Acque sante per le sue proprietà mediche dovute ad elementi solfuro-alcalini, I Bagni di Guida sono uno stabilimento termale utilizzato a partire dalla metà del XIX secolo (il suo utilizzo appare certificato già nel 1850) ma noto sin dal tempo dei bizantini e anche nel periodo pre-bizantino. Nelle vicinanze dello stabilimento ai primi del Novecento venne costruito l’Albergo Acque sante. Sia l’albergo che il centro termale rimasero attivi fino al 1950 e oggi verranno recuperati come centro di servizio dell’Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria.

Case Albero Acque Sante

 

Ecomuseo delle ferriere

Ecomuseo delle Ferriere

Bivongi offre al visitatore interessato all’archeologia industriale, diverse testimonianze del suo passato minerario, recente e meno recente: mulini, centrali elettriche, vecchie miniere, impianti termali dismessi che fanno parte del grande Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria.

Particolarmente degni di nota sono il Mulinu do Furnu” costruito intorno al XIII secolo da monaci cistercensi per frantumare la galena prelevata da una miniera in località Argentera, l’antica Ferriera Fieramosca adibita alla produzione di cannoni e granate, ceduta da Carlo V nel XVI secolo al suo scudiero Cesare Fieramosca, fratello del celebre Ettore vincitore della disfida di Barletta (sopra i resti della ferriera nei primi del secolo scorso è stata costruita una conceria, ormai non più attiva).

Dell’Ecomuseo fa parte anche la Centrale idroelettrica Guida, l’unica centrale elettrica arrivata a noi fra le prime costruite in Calabria, edificata nel 1913 dai contadini di Bivongi, rifornì di elettricità tutti i paesi limitrofi fino al 1952.


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Basilica di San Giovanni Therestis

Costruita nella seconda metà dell’XI secolo, la superba basilica bizantino-normanna di San Giovanni Therestis divenne il più importante centro basiliano calabrese, con una grande biblioteca e un famoso “scriptorium”. Per secoli ha rappresentato il “Caput Monasterium Ordinis Sancti Basili” in Calabria e uno dei più importanti monasteri basiliani dell’Italia meridionale, mantenendo splendore e ricchezza sino al XV secolo. A seguito di difficoltà causate da una banda di briganti nel 1662 i monaci basiliani abbandonarono il monastero per trasferirsi nel più grande complesso monumentale intitolato al Santo Mietitore a Stilo, dove furono trasferite le reliquie di San Giovanni Tgerestis e dei Santi asceti Nicola e Ambrogio. Con le leggi napoleoniche introdotte a inizio ‘800, l’area dove sorge il monastero divenne di proprietà del comune di Bivongi e poi di privati cittadini che lo restituirono al comune nel 1980.

Dal 1994, dopo i primi interventi di restauro, è tornato a “vivere” grazie alla costante presenza dei monaci ortodossi. Attualmente ospita una comunità monastica appartenente alla Diocesi Romena Ortodossa d’Italia.

Costituisce una chiara testimonianza architettonica di transizione dall’epoca bizantina a quella normanna. Tracce di affreschi denotano come i muri della basilica siano stati affrescati già dalla sua edificazione.

L’interno oggi si presenta nuovamente ricco di icone, pitture, affreschi e ammirevoli arredi sacri come l’iconostasi o lo splendido lampadario in oro nella navata centrale, con una grande base di dodici lati, su ognuno dei quali è raffigurato un apostolo.


Santuario Mamma Nostra

Il santuario della “Mamma Nostra”

Caratterizzata da una facciata barocca, la chiesa con una pianta a croce latina, vide iniziare i lavori per la sua edificazione sui resti di una preesistente chiesa, nel 1610. Buona parte di essa venne distrutta dal violento terremoto del 1783 che miracolosamente non provocò morti. Nel 1995, la chiesa, prima intitolata a “San Giovanni Decollato”, fu elevata a santuario di “Maria Santissima Mamma Nostra”.  Durante alcuni lavori concernenti il restauro del 1995, furono portati alla luce quello che verosimilmente sembra essere l’altare della prima chiesa, alcune tombe ed altri importanti reperti archeologici.