MONGIANA

Mongiana

MONGIANA

Immerso tra i fitti boschi delle Serre, sul colle Cima, alle falde del Monte Pecoraro e attraversato da limpidi corsi d’acqua si trova il piccolo villaggio montano di Mongiana.

Il primo nucleo abitato del paese che oggi ricade nella provincia di Vibo Valentia, nacque intorno alla fine del 1700 come residenza per operai, artigiani e guarnigioni militari, impegnati nell’attività produttiva delle Regie Ferriere ed Officine che costituivano il polo siderurgico fortemente voluto da Ferdinando IV di Borbone, presto divenuto fiore all’occhiello nel regno delle Due Sicilie. A Mongiana furono prodotte le materie prime per il ponte in ferro sul Garigliano e la ferrovia Napoli-Portici.

mongiana 2L’importanza delle Regie Ferriere nella prima metà dell’800 fu enorme, e nel corso degli anni, il polo mongianese assunse una grande importanza tanto da essere dichiarato centro metallurgico (Ferriere di Stilo, complesso d’Assi, Ferdinandea, e Mongiana) del Regno e ha caratterizzato per oltre tre secoli l’intera economia del comprensorio. Con l’Unità d’Italia le ferriere e le officine cessarono definitivamente la loro attività e furono vendute a privati e soltanto recentemente l’Amministrazione comunale è riuscita a espropriare i resti dell’edificio per ristrutturarlo. Oggi rimangono soltanto i ruderi della fonderia con 3 altoforni e avanzi della cosiddetta fabbrica delle armi e possiamo considerarli resti di quello che è l’unico vero reperto di archeologia industriale della provincia di Vibo Valentia.

Anche Mongiana per buona parte del suo territorio ricade nel Parco Regionale delle Serre e più precisamente nella Riserva Naturale Biogenetica “Cropani-Micone” che si trova a 910 metri sul livello del mare e ospita il Parco Vittoria, la cui sede amministrativa è nell’incantevole Centro Aziendale di Villa Vittoria oggi sede del dipartimento del Corpo Forestale dello Stato. Poco oltre la bella costruzione bianca con ricami rossi di Villa Vittoria si estendono 400 ettari di giardino botanico, di sentieri faunistici e un laghetto. La riserva è diventata negli anni un modello di educazione ambientale, meta di studiosi e ricercatori provenienti da tutte le università italiane. La fauna è costituita da cavalli di razza avelignese-morgese, cinghiali, mufloni, daini, cervi, caprioli, fagiani, pavoni e persino un lupo (che rimane spesso nascosto agli occhi del turista). Nel centro è possibile visitare il giardino delle erbe medicinali, aromatiche e officinali ed esistono anche aree attrezzate per il pic nic.

 

bosco di Ferdinandea

Ferdinandea

Villa Borbonica a FerdinandeaNel cuore del Parco Naturale Regionale delle Serre, a cavallo delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, sorge la Ferdinandea. È un territorio montano, esteso per 3575 ettari, che deve il suo nome alla decisione di Ferdinando II di Borbone di farne nel 1832 la sua personale riserva di caccia, facendovi costruire una piccola villa immersa nelle grandi faggete e nei boschi di abete bianco e pino rosso che caratterizzano la zona.

La tenuta, coperta nella sua totalità da bosco di alto fusto, oltre che come riserva di caccia del Re Borbonico venne utilizzata durante il XIX secolo per garantire legname per la produzione del carbone necessario ad alimentare le ferriere della vicina Mongiana.

Con la creazione di uno stabilimento di prima fusione a supporto di quello di Mongiana, la Ferdinandea divenne uno strano connubbio tra dimora di caccia e ferriera: una cittadella in cui convivevano altiforni, caserme, stalle, chiesa ed appartamenti reali.

Con l’Unità d’Italia gli impianti siderurgici delle Serre calabresi vennero gradualmente dismessi e con essi anche lo stabilimento di Ferdinandea. Nel 1872 lo Stato, decise di vendere all’asta la tenuta e la villa che Giuseppe Garibaldi scelse come base durante la riconquista della Calabria nella spedizione dei mille.

Acquistata da Achille Fazzari, ex maggiore garibaldino e parlamentare del Regno di Italia, la Ferdinandea fu di fatto trasformata in un’oasi privata dove il noto uomo politico ospitò il cinque volte presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e personaggi del calibro di Matilde Serao, Rocco De Zerbi e Luigi Lodi.

La villa borbonica, lo stabilimento di fusione e la ferriera che rientrano nell’Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria, ma non solo, la Ferdinandea è anche il paradiso ideale per gli amanti del trekking montano che qui possono effettuare escursioni sui sentieri contrassegnati dal Club Alpino Italiano. bosco di Ferdinandea

Dalla villa borbonica si può raggiungere in soli 20 minuti la diga Giulia costruita nel 1961, il cui invaso è alimentato dal Vallone Folea, uno dei due torrenti che originano più a valle la spettacolare cascata del Marmarico, raggiungibile con un’ora e mezza di cammino.

A un’ora di marcia dalla villa Borbonica è possibile raggiungere il monte Pecoraro che con i suoi 1423 metri è la vetta più alta delle Serre calabresi.

Dalla tenuta di Ferdinandea passa anche il sentiero del brigante, itinerario per escursionisti di lunga percorrenza individuato e realizzato dal Gruppo escursionisti d’Aspromonte nel 1989, che collega Gambarie di Santo Stefano in Aspromonte a Serra San Bruno e Stilo.

Ecomuseo delle ferriere

Ecomuseo delle Ferriere

Bivongi offre al visitatore interessato all’archeologia industriale, diverse testimonianze del suo passato minerario, recente e meno recente: mulini, centrali elettriche, vecchie miniere, impianti termali dismessi che fanno parte del grande Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria.

Particolarmente degni di nota sono il Mulinu do Furnu” costruito intorno al XIII secolo da monaci cistercensi per frantumare la galena prelevata da una miniera in località Argentera, l’antica Ferriera Fieramosca adibita alla produzione di cannoni e granate, ceduta da Carlo V nel XVI secolo al suo scudiero Cesare Fieramosca, fratello del celebre Ettore vincitore della disfida di Barletta (sopra i resti della ferriera nei primi del secolo scorso è stata costruita una conceria, ormai non più attiva).

Dell’Ecomuseo fa parte anche la Centrale idroelettrica Guida, l’unica centrale elettrica arrivata a noi fra le prime costruite in Calabria, edificata nel 1913 dai contadini di Bivongi, rifornì di elettricità tutti i paesi limitrofi fino al 1952.